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Un giorno al mercato di Rialto

venerdì, gennaio 15, 2016 Permalink 0

Il mercato di Rialto è un’esperienza che cambierà il vostro modo di vedere Venezia. Sarete nel suo ventre, ne coglierete l’anima profonda e più vera.

 
Ore 6.30, ancora il buio della notte. Iniziano i preparativi che di lì a un’ora mostreranno banchi carichi del miglior pesce al dettaglio. All’ittica Zane, Matteo è il regista di una squadra di sette persone, ciascuna con il proprio compito, ingranaggi perfetti, concentrazione, tanta allegria, nonostante la fatica. La giornata di Matteo è iniziata alle 2.30, mercato all’ingrosso, asta e acquisti di pesce fino alle 6, poi carico e scarico della barca, direzione Rialto, che lascerà nel primo pomeriggio.
È tutto un chiamarsi, dare i numeri, spostare il ghiaccio, riempire, rovesciare, pesare. In un’ora esatta si compie la magia: si passa dall’acciaio del banco vuoto a un arcobaleno di forme e colori vividi, ordine e pulizia. Sei quintali esposti fra granseole, rombi chiodati, sarde, salmone selvaggio, canocchie, pesce spada, polpi, branzini e altro. Finirà praticamente tutto. Qui vengono a fare la spesa veneziani di varie età, turisti, gente di passaggio, i migliori ristoranti di Venezia. E il motivo è sotto gli occhi di tutti.

 
Terminata la spesa del pesce, l’altra tappa irrinunciabile è il banco della frutta e verdura dei fratelli Moro. Primizie di ogni genere, sistemate ad arte, da oltre 40 anni. Clementine, arance, carciofi, cavoli e capucci nostrani, erbe aromatiche, verdura in foglie, frutta secca, per fare un elenco davvero riduttivo. Quantità e varietà, ma prima di tutto qualità e freschezza, i cibi sembrano raccolti dal campo il minuto prima. Durante la stagione estiva Simone e il fratello vendono il meglio dei prodotti della laguna, Sant’Erasmo in primis. L’assalto dura una mattina intera, la gente compra in diretta, oppure lascia una lista, si fa consigliare, conversa, si confida, passa e saluta. La storia dei fratelli Moro è una storia di generazioni, di scelte di vita, prima un modesto banchetto all’aperto, poi finalmente la bottega, al riparo. Compravendita sì, condita di tanta umanità.
A Rialto ogni banco è una famiglia, spesso di nome e sempre di fatto. Qui abbiamo scoperto il valore del sacrificio, della passione, dell’amicizia. Gente felice e generosa.

 
La drogheria-museo di Gino Mascari è un simbolo di qualità a Venezia da 70 anni, quando si vendeva quasi solo frutta secca e castagnaccio. È il classico negozio di vicinato che non potete mancare per le sue incredibili spezie, una tavolozza di colori in vetrina, e per la selezione di vini, ricercata e sempre attenta al rapporto qualità prezzo.

 
Proseguite e fate tappa alla Casa del Parmigiano, luogo d’elezione per gli amanti del formaggio con una proposta davvero impressionante. Lasciate la zona del mercato alimentare e concedetevi una pausa all’Arco. Siamo alla quarta generazione di una famiglia pugliese che ha iniziato il suo rapporto con Venezia come cantina e rivendita vini. Oggi freschezza, stagionalità e tradizione l’hanno resa la migliore cicchetteria di Rialto. Vini friulani, veneti e pugliesi e un’accurata selezione di birre italiane ed europee. Assaggiate il baccalà, le sarde, le alici, i folpi di Caorle, le polpette; d’in- verno da non perdere i bolliti, la milza e il mento di vitello. Matteo e Francesco aprono dal lunedì al sabato, dalle 8 alle 14.30 e fino alle 19 in estate.

 
Per uno shopping raffinato e autentico, tornate verso il ponte di Rialto ed entrate da Pied à terre per acquistare “le scarpe dei gondolieri”. Le Furlane di Alessandra qui sono ancora cucite a mano, fatte alla maniera tradizionale, con la suola ricavata da vecchi pneumatici delle biciclette, insieme alle nuove generazioni di pantofole, ispirate ai fasti settecenteschi, impreziosite con velluto, sete orientali, lino per l’estate. La vetrina è deliziosa, all’interno gli scaffali hanno infinite variazioni di colori e tessuti splendidi, tra cui Rubelli, Bevilacqua, Fortuny. Tipico esempio di oggetto che racchiude storia, cultura, tradizione ma anche futuro.

 
Qualche metro più avanti l’atelier di Stefano e Daniele Attombri propone gioielli d’autore, originali ed eleganti. La maestria artigiana è quella tipica veneziana, le creazioni vanno da accessori barocchi, a etnici e minimali. Orecchini, pendenti, collane, anelli che mescolano elementi contemporanei e influenze di varia natura, geografiche ed estetiche. È bello trovarsi in un luogo sospeso fra galleria d’arte e laboratorio, con attrezzi del mestiere, perle, fili e metalli sparsi un po’ ovunque. Grande successo?a Venezia, negli Stati Uniti e in Giappone, e tante collaborazioni con il mondo della moda.

 
Per concludere al meglio la giornata cenate alle Antiche Carampane, eccellente ristorante che non dimenticherete mai per il suo pesce doc, acquistato da Francesco poche ore prima all’Ittica Zane.

Ça va sans dire.

 

 

 

F.B.

 

 

 

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